"Se la luna mi porta fortuna" di Achille Campanile

Da: Se la luna mi porta fortuna,  Achille Campanile, - Rizzoli, Milano 1960

Una sera mi trovavo in viaggio in una città straniera e lontana. L'ultimo giorno che passavo in Russia e mentre aspettavo il treno che doveva riportarmi in Italia e cenavo nel ristorante della stazione, notai, a un tavolo poco lontano dal mio, una bellissima e giovanissima donna sola. "Peccato,  pensai, non la rivedrò mai più in vita mia. Fra poco un oscuro treno addormentato mi riporterà veloce verso il caldo cielo d'Italia, e mai più rivedrò i begli occhi e la fronte serena di questa donna che avrei tanto amata, se l'avessi incontrata prima."
Raggiunsi il mio posto nel vagone-letto, feci preparare la cuccetta e mi addormentai ...

Il giorno dopo, mentre mi recavo al vagone-ristorante, con altri viaggiatori, vidi con sorpresa la bellissima sconosciuta che leggeva in una cabina sola. Poi la intravidi un momento alla stazione dove io cambiavo treno, ma tra la folla, la persi subito di vista; né del resto avrei potuto seguirla. Alla frontiera tedesca durante il controllo dei bagagli, chi mi trovo vicino? La bella sconosciuta. Purtroppo un asino di doganiere mi fece perdere tempo e non potei vedere verso quale binario andava.

A Berlino cambiai nuovamente treno e quando andai a far colazione nel vagone-ristorante, chi vidi a un tavolo in fondo? La bellissima sconosciuta. Ma lei non si accorse nemmeno di me. Nel suo scompartimento non c'era posto. Perciò, abbandonai la partita, immaginando che sarebbe scesa a una qualunque delle stazioni che toccavamo.
A Firenze non pensavo più alla bella viaggiatrice, quando, sceso per comprare dei giornali, la vidi affacciata a un finestrino del mio stesso treno. In breve, la rividi, potete immaginare con che gioia, a Roma, che era la mia meta finale. "Qui - dissi - non mi sfugge". Prese un taxi, io ne presi un altro e la seguii. E immaginate la mia sorpresa, quando la vidi scendere al portone di casa mia. Feci le scale dietro di lei, con crescente meraviglia. Era la porta del mio appartamento.
In breve: si trattava della figlia d'una compagna di collegio di mia madre, che veniva ospite nostra. L' ignota viaggiatrice intravista nella lontana stazione d'una città sperduta nella Russia, fugacemente apparsa in una sera di partenza, tra i mille passanti d'un paese dove non sarei più tornato, divenne mia moglie.


POSTS: