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Le città invisibili: TECLA, di ITALO CALVINO - einaudi editore -

Le città e il cielo.

Chi arriva a Tecla, poco vede della città, dietro gli steccati di tavole, i ripari di tela di sacco, le impalcature, i ponti di legno sospesi a funi o sostenuti da cavalletti. E alla domanda: – Perché la costruzione di Tecla continua cosí a lungo? – gli abitanti senza smettere d’issare secchi, di calare fili a piombo, di muovere in su e giù lunghi pennelli. – Perché non cominci la distruzione, – rispondono. E richiesti se temono che appena tolte le impalcature la città cominci a sgretolarsi e a andare in pezzi, soggiungono in fretta, sottovoce: – Non soltanto la città. Se, insoddisfatto delle risposte, qualcuno applica l’occhio alla fessura d’una staccionata, vede gru che tirano su altre gru, incastellature che rivestono altre incastellature, travi che puntellano altre travi. – Che senso ha il vostro costruire? – Dunque – Qual è il fine d’una città in costruzione se non una città? Dov’è il piano che seguite, il progetto?– Te lo mostreremo appena terminata la giornata; ora non possiamo interrompere, – rispondono. Il lavoro cessa al tramonto. Scende la notte sul cantiere. È una notte stellata. – Ecco il progetto, – dicono.


"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."

ITALO CALVINO, Le città invisibili.

NATALIA GINZBURG “Cosa deve starci a cuore nell’educazione”

NATALIA GINZBURG - Le piccole virtù – (Edizioni Einaudi Torino)

Al rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un'importanza che è del tutto infondata.
E anche questo non è, se non rispetto, per la piccola virtù del successo. Dovrebbe bastarci che non restassero troppo indietro agli altri, che non si facessero bocciare agli esami; ma noi non ci accontentiamo di questo; vogliamo, da loro, il successo, vogliamo che diano delle soddisfazioni al nostro orgoglio.Se vanno male a scuola, o semplicemente non così bene come noi pretendiamo, subito innalziamo fra loro e noi la bandiera del malcontento costante; prendiamo con loro il tono di voce imbronciato e piagnucoloso di chi lamenta un'offesa. Allora i nostri figli, tediati, s'allontanano da noi.

LA SUONATRICE DI CHITARRA

LA SUONATRICE DI CHITARRA  - Tratto da "Lessico famigliare"   di Natalia Ginzburg  – Einaudi Editore

Natalia Ginzburg con P.P. Pasolini e Giorgio Bassani
Mio padre, non solo non amava la musica, ma la odiava: odiava ogni specie di strumento che producesse musica, si trattasse d'un pianoforte, d'una fisarmonica o di un tamburo. Una volta io ero a Roma con lui, subito dopo la guerra, in un ristorante: entrò una donna a chiedere l'elemosina. 
Il cameriere fece l'atto di cacciarla via. Mio padre s'infuriò contro quel cameriere, urlò: - Le proibisco di cacciar via quella povera donna! La lasci stare! – 
Fece l'elemosina alla donna; e il cameriere, offeso e rabbioso, si ritrasse in un angolo, col suo tovagliolo sul braccio. La donna tirò fuori dal suo pastrano una chitarra, e cominciò a suonare. Mio padre, dopo un poco, prese a dar segni d'impazienza, i segni d'impazienza che lui dava a tavola: spostava il bicchiere, spostava il pane, spostava le posate, e si sbatteva il tovagliolo sulle ginocchia. 
La donna continuava a suonare, piegandosi su di lui con la sua chitarra, grata a lui che l'aveva protetta, e dalla chitarra partivano lunghi gemiti malinconici.Mio padre a un tratto esplose: - Basta con questa musica! Se ne vada! 
Io non sopporto di sentir suonare! - Ma quella continuava: e il cameriere, trionfante, taceva là nel suo angolo, immobile, contemplando la scena.

"I figli poltroni" - Racconto di Italo Calvino -

Tratto da "Ultimo viene il corvo"  ( 1949) . 



Al mattino di solito non esco, resto a girare per i corridoi con le mani in tasca, o riordino la biblioteca. Da tempo non compro più libri: ci vorrebbero troppi soldi e poi ho lasciato perdere troppe cose che m’interessavano e se mi ci rimettessi vorrei leggere tutto e non ne ho voglia. Ma continuo a riordinare quei pochi libri che ho nello scaffale: italiani, francesi, inglesi, o per argomento: storia, filosofia, romanzi, oppure tutti quelli rilegati insieme, e le belle edizioni, e quelli malandati da una parte. 

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